著者
Bertelli Giulio Antonio
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.57, pp.124-165, 2007-10-20

Negli anni intorno al 1860, la produzione sericola italiana subi gravissimi danni a causa della pebrina : una terribile epidemia del baco da seta che fece la sua comparsa in Francia tra il 1845 e il 1850. In quel periodo, l' esportazione di seta greggia rappresentava uno dei pilastri portanti a sostegno dell' economia italiana; era percio assolutamente necessario trovare una soluzione rapida per arginare il problema. Un rimedio scientifico efficace per prevenire l'insorgere della pebrina fu scoperto da Pasteur nel 1869, ma gli alti costi necessari per metterlo in pratica, e la diffidenza dei bachicoltori fecero si che tale sistema fosse adottato su larga scala soltanto circa un decennio piu tardi. Quindi, per circa un ventennio, l'unica soluzione possibile per far fronte alla violenza della "dominante malattia" e per evitare il fallimento di centinaia di bachicultori era quello di procurarsi una quantita considerevole di seme-bachi (ovvero le uova dei bachi da seta) proveniente da regioni non ancora infette. Coloro che, carichi di responsabilita e di spirito d' iniziativa, si avventuravano in quelle terre sconosciute per fare incetta di seme-bachi sano, erano coraggiosi commercianti, comunemente chiamati "semai". Mentre la pebrina si allargava a macchia d'olio sia in Europa che in Asia, i semai erano costretti a "far seme" in zone ogni anno piu lontane e inaccessibili : dall' Europa dell' Est alla Turchia, dalla Persia alla Cina. Cosi, nella prima meta degli anni '60 i semai francesi e italiani giunsero a "scoprire" il Giappone. Data l' ottima qualita del seme-bachi di produzione giapponese, molti di essi decisero di recarvisi ogni anno, dando inizio ad un fiorente scambio commerciale, che continuo, tra alti e bassi, per circa un ventennio. Il commercio di seme-bachi, da un lato, ha favorito la ristabilizzazione dell' economia italiana, e dall' altro ha garantito un considerevole aumento delle entrate per il Giappone : il valore del seme-bachi esportato (i cui 3/4 circa erano destinati al mercato italiano) ha raggiunto circa il 23% sul valore totale delle esportazioni giapponesi. Il governo italiano, per tutelare gli interessi dei propri semai, ormai numerosi a Yokohama, ma costretti ad appoggiarsi a commercianti inglesi o francesi per i loro affari, decise di stipulare un trattato di amicizia e commercio con il Giappone (1866). Il trattato entro in vigore nel gennaio dell'anno successivo, quindi, pochi mesi dopo furono inviati in Giappone i primi rappresentanti diplomatici : il Ministro Plenipotenziario Conte Vittorio Sallier De La Tour (1827-1894) e il Console Cristoforo Robecchi (1821-1901). Ovviamente, l'allora Ministro degli Esteri italiano Emilio Visconti Venosta non essendo al corrente dei profondi mutamenti socio-politici del Giappone di quegli anni, non era in grado di dare ai due diplomatici indicazioni precise in merito alla linea politica da seguire in quel lontano paese. Si limito quindi a fare affidamento sulla loro perspicacia, dando loro tre linee di condotta generali, ovvero : 1) tutelare il commercio e favorire l'attivita dei semai, 2) garantire la liberta di culto e 3) evitare di entrare in contrasto con gli interessi delle altre Potenze. La presente ricerca si propone, facendo largo uso di documenti inediti (in particolare i dispacci manoscritti dei diplomatici) raccolti in diversi archivi italiani e giapponesi, di svolgere un' analisi dettagliata dell' attivita svolta dal Ministro, dal Console e dai loro segretari negli anni compresi tra il 1867 e il 1870. Lo scopo finale di questa analisi e quello di mettere a fuoco i tre punti seguenti : 1) L' attitudine del Ministro e del Console nei confronti del Bakufu e del neonato governo Meiji, 2) Il modo in cui essi hanno interpretato la caduta del Bakufu e la Restaurazione Meiji, e 3) Il ruolo che essi hanno avuto nel proteggere gli interessi dei semai italiani e nel favorire il commercio del seme-bachi. Scopo ulteriore di questa ricerca e quello di far luce sui punti non approfonditi a sufficienza nelle ricerche finora svolte (l'attivita dei segretari di legazione, il problema della consegna delle lettere credenziali, le ragioni per cui il Conte De La Tour fu costretto a rimpatriare, ecc...), e quello di riportare alla luce, dopo quasi 140 anni, alcuni manoscritti inediti, carichi di preziose informazioni (sulla residenza del Consolato Italiano a Yokohama, sul Kounji, un tempio buddista di Tokyo adibito a residenza provvisoria del Ministro, sul progetto del Conte De La Tour di organizzare una nuova spedizione nell' interno del Giappone nell'anno 1870, sull' escursione effettuata nell' estate del medesimo anno dal Console Robecchi, ecc...).

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