著者
國司 航佑
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌
巻号頁・発行日
vol.62, pp.49-73, 2012

<p>Benedetto Croce, uno dei piu importanti filosofi dell'Europa del ventesimo secolo, considero l'<<autonomia dell'arte>> come principio della sua estetica e del suo intero sistema filosofico. Questo principio veniva da lui teorizzato in virtu della nota distinzione fra quattro forme della vita spirituale (conoscenza intuitiva, conoscenza concettuale, attivita economica e attivita morale) e dell'identificazione dell'arte con la conoscenza intuitiva. Tuttavia, riferendosi all'ultima produzione di Croce, e difficile affermare che la sua posizione al riguardo non sia mai mutata. Si legge nell'Aesthetica in nuce (1928), ad esempio, un passo da questa prospettiva molto discutibile: <<Percio fondamento di ogni poesia e la personalita umana, e, poiche la personalita umana si compie nella moralita, fondamento di ogni poesia e la coscienza morale>>. Posto al centro questo problema, fra gli interpreti di Croce e nata una serie di polemiche. Gianfranco Contini, ad esempio, ne discusse con un tono alquanto polemico nel saggio L'influenza culturale di Benedetto Croce. Secondo Contini, nella storia del pensiero filosofico di Croce, ci furono delle modifiche non lievi, le quali riguardano innanzi tutto la questione etica dell'arte. A tal proposito, Contini sostenne che il saggio crociano Il carattere di totalita dell'espressione artistica (1918) segna una <<cesura>>, dato che la tesi contenuta nel saggio equivale a una <<REINTRODUZIONE DELLA MORALITA (o si dica addirittura del moralismo) IN ESTETICA>>. A prescindere dalle implicazioni che potrebbe avere questa <<cesura>>, molti altri critici (G. Sasso, M. Puppo, G. Orsini e E. Paolozzi) concordano nel riconoscere l'esistenza di un qualche cambiamento della posizione di Croce nei confronti del rapporto fra arte e morale. Tuttavia, il punto di svolta dell'estetica crociana viene riconosciuto piu spesso nell'Aesthetica in nuce (1928) che nel Carattere di totalita deli'espressione artistica, riferendosi, appunto, al passo menzionato sopra. D'altra parte, se Croce inizio, ad un certo punto, a richiedere moralita agli artisti, dovrebbe esserci stato qualche motivo. A dire di Contini, Croce introdusse la moralita in estetica, innanzi tutto perche gli era necessario uno <<strumento gnoseologico che gli permettesse di condannare, e proprio in nome della distinzione che aveva dichiarato l'autonomia dell'arte, la tendenza alla poesia pura e al frammento, cioe in blocco la letteratura contemporanea>>. In effetti, che l'atteggiamento assunto da Croce nei confronti della letteratura contemporanea fosse molto aspro e un fatto innegabile. Eppure, non e trascurabile un altro elemento: questa <<tendenza alla poesia pura e al frammento>> era molto consistente nell'epoca in cui Croce, con l'Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, esordiva come filosofo di estetica (1902). Basti pensare che, in quegli anni, Pascoli, D'Annunzio e Fogazzaro, i poeti piu rappresentativi del cosiddetto decadentismo italiano, avevano gia pubblicato la maggior parte della loro produzione letteraria. Questa circostanza ci fa ipotizzare che mentre asseriva l'indipendenza dell'arte dall'attivita morale, Croce gia pensava a una teoria estetica che in qualche modo potesse comprendere in essa qualche sorta di moralita, per non dare una totale giustificazione alle tendenze della letteratura contemporanea. Con la suddetta ipotesi, nel presente articolo, si cerca di svolgere una lettura analitica dei testi estetici di Croce, soprattutto di quelli cditi prima degli anni in cui Contini indicava una <<cesura>> del percorso intellettuale del Filosofo (1915-18). Verra dato particolare rilievo ai seguenti testi. L'Estetica come scienza</p><p>(View PDF for the rest of the abstract.)</p>
著者
星野 倫
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
vol.66, pp.53-76, 2016 (Released:2017-12-09)
参考文献数
69

Scopo di questa indagine è l’esame di una delle rare testimonianze esterne utili alla datazione della Monarchia dantesca, vale a dire l’inciso «sicut in Paradiso Comedie iam dixi» (Mon. I, xii, 6), e valutarne la portata. La scelta di accoglierlo in senso letterale comporta necessariamente che la Monarchia sarebbe l’ultima opera scritta da Dante dopo il compimento della Commedia, ma questo non impedisce che il dibattito tra gli studiosi sia tuttora aperto, e da più di cento anni.L’ultima edizione critica dell’opera (Shaw 2009) prende in considerazione venti manoscritti più l’editio princeps. Tra questi ventuno testimoni, solo all’editio princeps manca la frase in questione, degli altri, sedici la riportano interamente, due mostrano solo piccole variazioni che non alterano la sostanza del brano, mentre gli ultimi due presentano l’omissione di alcune parole.In questo luogo, dunque, la princeps presenta una lectio singularis. Non è da escludere che l’omissione sia in qualche modo riconducibile all’errata paternità della Monarchia riferita dal curatore della cinquecentina, Oporino. Questi, infatti, nell’introduzione attribuisce il trattato non all’autore della Commedia ma a un omonimo filosofo, un Dante Alighieri contemporaneo e amico di Poliziano. La frase, dunque, sarebbe stata cassata dall’editore in buonafede (e si tratterebbe, pertanto, di una emendatio di ciò che ai suoi occhi era un errore) o meno (e si potrebbe parlare, in questo caso, di falsificazione). Il testo della princeps, piuttosto curato, fu più volte ristampato.Solo nel 1965, però, con l’edizione nazionale curata da Pier Giorgio Ricci, è stata definitivamente fissata a testo la lezione «sicut in paradiso Comedie iam dixi», confermata più tardi nell’edizione Shaw 2009. In essa si evidenzia che la mancanza di quell’inciso nelle edizioni otto-novecentesche del volgarizzamento di Marsilio Ficino del trattato politico è frutto del taglio dei curatori, giacché in tutti i testimoni della traduzione la frase in questione – in volgare – è presente).Recentemente Diego Quaglioni, curatore dell’edizione mondadoriana dell’opera, ha proposto una nuova lettura di questo passo sulla base di un nuovo manoscritto londinese (British Library, Add. 6891), con la congettura «sicut inmissum a Domino inmediate iam dixi» (il ms. presenta «sicut inminuadiso inmediate iam dixi»). L’ipotesi, tuttavia, è alquanto forzata, e sminuisce il resto della tradizione manoscritta.Un possibile indizio esterno utile alla datazione è stato portato alla luce qualche anno fa da Giorgio Padoan: il riferimento, nell’epistola a Cangrande della Scala, alle «alia utilia reipublice» (Ep. XIII, 88). Qui Dante si scusa con lo Scaligero di non poter proseguire il suo commento al Paradiso e di non portare a termine “altre attività di interesse pubblico”: generica definizione che Padoan riferisce al completamento della Monarchia. L’ipotesi potrebbe parere arbitraria, ma un’indagine sull’uso dell’aggettivo «publicus» in Dante potrebbe forse contribuire a chiarire la questione: esso, infatti, ricorre venticinque volte nelle opere dantesche, e in dodici di queste a formare l’espressione «rei publice». Dieci occorrenze sono concentrate in Monarchia II, v, in corrispondenza di una citazione ciceroniana; in precedenza (Monarchia I, i, 2-3) Dante dichiara la speranza di scrivere un libro utile all’interesse pubblico, mentre l’ultima si trova nel passo sopra citato dell’epistola a Cangrande. Pare dunque ragionevole ipotizzare che «alia utilia reipublice» possa alludere proprio alla Monarchia, il che sposterebbe significativamente in avanti la datazione dell’opera, vale a dire dopo la redazione della suddetta epistola.Oltre quanto esposto fin qui, infine, si ritiene opportuno tenere in considerazione anche due testi di Giovanni(View PDF for the rest of the abstract.)
著者
後藤 義人
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌
巻号頁・発行日
vol.62, pp.99-122, 2012

<p>Italo Calvino (1923-1985) ha pubblicato La giornata d'uno scrutatore nel 1963. L'opera nasce da un'idea concepita nel 1953 quando l'autore trascorse pochi minuti presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza, o "Cottolengo" come candidato del PCI. Il prolifico scrittore impiego un decennio nella stesura de La giornata d'uno scrutatore. Tuttavia, Calvino non e famoso solo per la sua vasta produzione letteraria, ma anche per il suo cambiare di stile da un'opera all'altra. Questo continuo rinnovamento stilistico e il metodo che egli adotta intenzionalmente nella creazione dei suoi lavori. Percio, la peculiarita che contraddistingue La giornata d'uno scrutatore rispetto alle altre opere calviniane sta nel decennio servito alla stesura, di cui e importante tenere conto nell'analisi. In altre parole, nel testo viene connotato il mutamento non solo letterario ma sociale del decennio. Nel presente articolo rivisitero La giornata d'uno scrutatore con un approccio analitico, soffermandomi su due punti di vista: quello del contesto storico-sociale e quello del mutamento diacronico del testo letterario calviniano. In questo modo, sara possibile trovare nell'opera la rappresentazione peculiare dei mutamenti sociali avvenuti negli anni Cinquanta in Italia e quello letterario nella produzione dello scrittore. La giornata d'uno scrutatore, secondo alcuni critici, si colloca tra i due periodi creativi di Calvino. Nell'opera, quindi, sono rimasti numerosi aspetti tradizionali che provengono, se non dal contesto neorealista in se, dal senso dell'"impegno" sociale assunto dallo scrittore. Tuttavia, essa contiene altrettanti nuovi aspetti che inaugurano un nuovo periodo calviniano. Avendo intenzione di rivelare tali aspetti, focalizzero l'attenzione su una metafora utilizzata nell'opera: il carciofo. La struttura di quell'ortaggio rappresenta il mondo reale di quell'epoca, e Calvino adotta tale immagine per descrivere la realta del mondo a lui contemporaneo. Ci sono due peculiarita inerenti all'immagine del carciofo, dalla quale nasce la descrizione letteraria stilistico-concettuale. La prima consiste nella sua struttura: la parte esterna del carciofo non e adatta a essere mangiata e si deve togliere una foglia dopo l'altra per arrivare finalmente alla parte centrale chiamata "cuore" del carciofo. Ogni foglia e la metafora di ogni singolo aspetto del mondo. Il gesto di sfogliarlo rappresenta il metodo scientifico dell'analisi, tramite il quale bisogna arrivare a mettere in luce la parte piu nascosta, la sostanza delle cose, ossia il cuore del carciofo. Esiste, quindi, un contrasto tra la parte esterna e quella interna. La seconda peculiarita consiste nella forma del carciofo: a prima vista, l'insieme delle foglie che compongono l'ortaggio, sembra un blocco compatto di un solo colore; a ben vedere, invece, ci si accorge che l'ortaggio e composto da numerose foglie tutte diverse e separabili. Tale aspetto del carciofo prevede il contrasto tra il dettaglio e il complesso di un'entita esistenziale. Del resto l'immagine della dialettica: "l'ottimismo e il pessimismo erano, se non la stessa cosa, le due facce della stessa foglia di carciofo", rappresenta solamente una parte dell'intero; da cui nascono due aspetti dell'immagine. Da un lato, tale immagine e l'estensione geografica e infinita nel processo dialettico; dall'altro nel concetto della mise en abyme, ogni dettaglio contiene un altro dettaglio al suo interno. Con l'immagine del carciofo, Calvino ha realizzato una descrizione della realta sia ideale che materiale; e si puo concludere che, sviluppando tale metafora, Calvino e riuscito a trarre da essa l'immagine del contrasto tra continuita/discontinuita come una visione del mondo, la quale</p><p>(View PDF for the rest of the abstract.)</p>
著者
後藤 義人
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
vol.62, pp.99-122, 2012-10-16 (Released:2017-04-05)

Italo Calvino (1923-1985) ha pubblicato La giornata d'uno scrutatore nel 1963. L'opera nasce da un'idea concepita nel 1953 quando l'autore trascorse pochi minuti presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza, o "Cottolengo" come candidato del PCI. Il prolifico scrittore impiego un decennio nella stesura de La giornata d'uno scrutatore. Tuttavia, Calvino non e famoso solo per la sua vasta produzione letteraria, ma anche per il suo cambiare di stile da un'opera all'altra. Questo continuo rinnovamento stilistico e il metodo che egli adotta intenzionalmente nella creazione dei suoi lavori. Percio, la peculiarita che contraddistingue La giornata d'uno scrutatore rispetto alle altre opere calviniane sta nel decennio servito alla stesura, di cui e importante tenere conto nell'analisi. In altre parole, nel testo viene connotato il mutamento non solo letterario ma sociale del decennio. Nel presente articolo rivisitero La giornata d'uno scrutatore con un approccio analitico, soffermandomi su due punti di vista: quello del contesto storico-sociale e quello del mutamento diacronico del testo letterario calviniano. In questo modo, sara possibile trovare nell'opera la rappresentazione peculiare dei mutamenti sociali avvenuti negli anni Cinquanta in Italia e quello letterario nella produzione dello scrittore. La giornata d'uno scrutatore, secondo alcuni critici, si colloca tra i due periodi creativi di Calvino. Nell'opera, quindi, sono rimasti numerosi aspetti tradizionali che provengono, se non dal contesto neorealista in se, dal senso dell'"impegno" sociale assunto dallo scrittore. Tuttavia, essa contiene altrettanti nuovi aspetti che inaugurano un nuovo periodo calviniano. Avendo intenzione di rivelare tali aspetti, focalizzero l'attenzione su una metafora utilizzata nell'opera: il carciofo. La struttura di quell'ortaggio rappresenta il mondo reale di quell'epoca, e Calvino adotta tale immagine per descrivere la realta del mondo a lui contemporaneo. Ci sono due peculiarita inerenti all'immagine del carciofo, dalla quale nasce la descrizione letteraria stilistico-concettuale. La prima consiste nella sua struttura: la parte esterna del carciofo non e adatta a essere mangiata e si deve togliere una foglia dopo l'altra per arrivare finalmente alla parte centrale chiamata "cuore" del carciofo. Ogni foglia e la metafora di ogni singolo aspetto del mondo. Il gesto di sfogliarlo rappresenta il metodo scientifico dell'analisi, tramite il quale bisogna arrivare a mettere in luce la parte piu nascosta, la sostanza delle cose, ossia il cuore del carciofo. Esiste, quindi, un contrasto tra la parte esterna e quella interna. La seconda peculiarita consiste nella forma del carciofo: a prima vista, l'insieme delle foglie che compongono l'ortaggio, sembra un blocco compatto di un solo colore; a ben vedere, invece, ci si accorge che l'ortaggio e composto da numerose foglie tutte diverse e separabili. Tale aspetto del carciofo prevede il contrasto tra il dettaglio e il complesso di un'entita esistenziale. Del resto l'immagine della dialettica: "l'ottimismo e il pessimismo erano, se non la stessa cosa, le due facce della stessa foglia di carciofo", rappresenta solamente una parte dell'intero; da cui nascono due aspetti dell'immagine. Da un lato, tale immagine e l'estensione geografica e infinita nel processo dialettico; dall'altro nel concetto della mise en abyme, ogni dettaglio contiene un altro dettaglio al suo interno. Con l'immagine del carciofo, Calvino ha realizzato una descrizione della realta sia ideale che materiale; e si puo concludere che, sviluppando tale metafora, Calvino e riuscito a trarre da essa l'immagine del contrasto tra continuita/discontinuita come una visione del mondo, la quale(View PDF for the rest of the abstract.)
著者
ブランカ ヴィツトーレ 池田 廉
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.6, pp.6-33, 1957-12-30

E una traduzione importante del noto articolo del Prof.Vittore Branca, che e incluso nel capitolo 3 del "Boccaccio medievale" (Firenze, Sansoni 1953). Siccome il valore dell' articolo e di gia ammesso e riconosciuto fra gli studiosi non e necessario che qui stiamo ripeterlo di nuovo. Vittore Branca, che e oggi tra i piu autorevoli studiosi del Boccaccio, riesce a presentare e leggere il Decameron in un tono nuovo e suggestivo : come una vasta e multiforme epopea dell'autunno del medioevo in Italia, come la "summa", o meglio il punto d'arrivo, della piu splendida narrativa europea nell'eta di mezzo. L'articolo, che per la prima volta si presenta agli studiosi di cose italiane in Giappone attraverso la piu fedele e riuscita traduzione, contribuera senza dubbio agli studi sul Boccaccio nel nostro paese.
著者
柱本 元彦
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.44, pp.74-99, 1994-10-20

Oggi Busenello(1598-1659)e noto soprattutto come librettista dell'Incoronazione di Poppea, l'ultima opera di Monteverdi, considerata un capolavoro assoluto dai musicologi. Negli ultimi tempi, la critica ha cominciato a rivolgere la sua attenzione anche al libretto di quest'opera, che appare singolarmente vicino alla sensibilita modernaper la sua ambiguita e per la sua stupefacente spregiudicatezza, senza confronti nella storia dell'opera lirica. Nel 1637 venne aperto a Venezia il primo teatro pubblico. Da allora in poi il teatro veneziano si sviluppo accentuando il suo carattere cittadino. Il nuovo genere del dramma musicale conobbe una rigogliosa fioritura e si diffuse l'opera impresariale. Menter nelle altre citta molti intellettuali, legati ancora alla cultura aristocratica, disprezzavano il teatro lirico, quelli veneziani non solo lo apprezzavano, ma collaborarono personalmente alla sua riuscita, rinnovandolo. In quest'ambito, un ruolo decisivo fu svolto da un gruppo di intellettuali appartenenti all'"Accademia degli Incogniti". Decadenti, scettici e frustrati dal nuovo clima politico succeduto alla stagione di impegno in cui si erano formati, essi erano ostili a qualsiasi forma di autorita, ed attribuivano una grande importanza al teatro, per mezzo del quale potevano esprimere il loro pensiero e propagandare la loro ideologia, con la copertura del piacere. Anche Busenello, che era un membro di questa accademia, espresse il meglio di se nei suoi cinque libretti, in cui possiamo rintracciare con chiarezza il suo pensiero libertino e pessimistico, in particolare, nell'Incoronazione di Poppea(1642)e nella Prosperita infelice di GiulioCesare dittatore(1646). L'atteggiamento di Busenello, di per se tanto interessante, va naturalmente ricondotto al contesto storicamente determinato in cui egli opero. L'Incoronazione di Poppea non poteva che essere scritta nella Venezia di quel periodo. Nonostante il suo carattere profondamente originale, il suo stile e quello del teatro del Seicento. Anche gli elementi costitutivi del dramma vanno analizzati in rapporto alla pastorale e al linguaggio barocco dell'autore. E tuttavia il valore del libretto trascende i limiti dell'epoca in cui e stato concepito. Nell'Incoronazione di Poppea la poliedricita e l'ambiguita delle situazioni e dei sentimenti si sono incarnate nel dramma proprio come se la forma avesse trovato il suo contenuto. L'eccezionale talento drammaturgico dell'autore trasforma l'eterogeneita degli elementi in una complessita valorizzata al massimo dalla musica. L'Incoronazione di Poppea ha inaugurato il nuovo genere dell'opera di argomento storico, ma non ha avuto un seguito reale e non si e imposta come modello riformatore. Il capolavoro di Busenello e Monteverdi costituisce un caso unico ed eccezionale che ci permette di intravedere quali straordinarie possibilita latenti esistessero nel teatro italiano del Seicento.
著者
竹内 啓一
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.11, pp.104-120, 1962-12-30

In questo saggio, l'autore esamina i significati sociali del briga-n taggio nell'Italia meridionale, con particolare riguardo alla sua origine e alla sua storia. Anzitutto si notano i residui del sistema feudale nel Mezzogiorno, dove i briganti erano stati molte una forza politica di cui i sovrani ed i baroni si erano serviti ; basta ricordare che la mafia fu organizzata all'inizio del XIX secolo dalla corte borbonica che, scacciata dai napoleonici, si trovava in Sicilia. Anche economicamente, tali societa segrete a delinquere dipendevano dalle caratteristiche delle proprieta agricole del Mezzogiorno, dove il feudalesimo fu formalmente abolito solo 150 anni fa e dove rimangono potenti(almeno rimanevano fino alla riforma agraria in questi ultimi anni)gli aristocratici rurali che si servivano di gabellotti. L'autore si riferisca al fatto che in Sicilia, i gabellotti si servivano dei mafiosi nello sfruttamento piuttosto ladresco dei loro padroni e, in maggior misura, dei contadini e che, molto spesso, i mafiosi stessi si occupavano di questo mestiere di gabellotto. Se, a distanza d'un secolo circa dall'unificazione d'Italia, rimangono ancora queste incancrenite piaghe, cioe mafia, camorra, banditismo, ecc., costituendo sempre una delle cosiddette "questioni meridionali", i caratteri del brigantaggio meridionale sono cambiati in questi cento anni ; mentre il brigantaggio post-unitario(1860-1864)aveva carattere di rivolta della massa dei poveri contadini, spinta pure dalla reazione palitica borbonica-pontificia(la cui situazione molto complicata viene analizzata in questo articolo), ora le organizzazioni brigantesche esercitano attivita economicamente parassitarie e politicamente reazionarie. Benche ancor lungi dall'aver avuto piena e totale applicazione, la legge per la riforma agraria ha gia dato un primo serio colpo alla mafia ciassica :quella del fondo. L'autore, esaminando i vari dati gionalistici, vede che i briganti meridonali si sono prontamente adattati ai tempi ed alle esigenze, trasformandosi dal subaffitto politico e costituendo quindi non piu una minaccia al solo ordine economico e sociale, ma anche a quello politico, quindi al movimento democratico e rinnovatore nel Mezzogiorno.
著者
水漉 征矢雄
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.28, pp.15-31, 1980-03-10

Un partito cattolico nacque nell'autunno 1942, dalla confluenza tra l'antico Partito Popolare Italiano e il Movimento Guelfo, che faceva capo a Piero Malvestiti. Per il nuovo partito si scelse il nome di Democrazia Cristiana. Il nome riconosce i meriti dei neo-Guelfi, ma il sorgere del partito cristiano in forma nuova e con nome mutato permette a Alcide De Gasperi, il leader ex-Partito Popolare un certo spazio di liberta rispetto alla tradizione del partito di Sturzo. In questa fase la DC non puo nascere soltanto dai quadri della Resistenza, ma in gran parte e costituita dai giovani formati dal Fascismo prima, e poi diventati anti-fascisti o per lo meno afascisti. La DC partecipa alla Resistenza e al CLN. Le vicende successive all'armistizio (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945) incidono fortemente sulla struttura del Partito : il centro del Partito deve omogenizzare gli eterogenei meccanismi organizzativi predisposti alla tendenza del Sud per la necessita di intensificare la posizione degasperiana che garantisce la stabilizzazione del Sistema. Il 30 luglio 1943, De Gasperi istituisce la Commissione Direttiva Centrale provvisoria, il primo organo direttivo centrale, di cui e presidente. Poi, nella seduta della Commissione svoltasi il 21 giugno 1944, viene fondata la Giunta Esecutiva Centrale. Nella circolare (29 giugno '44) e prevista la costituzione di Sezioni comunali e le strutture organizzative di base. Il Congresso Interregionale della DC (Congresso di Napoli dell'Italia libera) si svolge nei giorni 29 e 30, con la partecipazione dei delegati provinciali di tutte le regioni liberate e di alcuni rappresentanti di provincie ancora occupate dai tedeschi. Nel Congresso viene consolidata la struttura organizzativa del Partito mediante la costituzione degli organi centrali formali (Congresso, Consiglio Nazionale, Direzione Centrale, Segreteria Politica).
著者
藤谷 道夫
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.55, pp.1-34, 2005-10-22

I commenti danteschi si limitano ad interpretare il primo verso della Divina Commedia nel senso di "quando Dante aveva trentacinque anni", tuttavia, nel Convivio (XXIII-XIV), Dante stesso scrive che Cristo e Platone sarebbero vissuti "secondo natura" fino all'eta di ottantun anni e definisce il trentacinquesimo anno come lo colmo de la etade e non il mezzo, la meta della vita. Da un lato, ne la Bibbia ne i classici determinano la lunghezza della vita in modo unanime e, dall'altro, Dante dichiara la propria eta nel canto XV dell'Inferno. E dunque legittimo nutrire qualche dubbio sul fatto che Dante abbia utilizzato il verso piu importante della Divina Commedia solo a questo scopo : per il lettore sarebbe la stessa cosa anche se avesse avuto trentaquattro anni, o trentasei : tale intepretazione si limita infatti, a nostro avviso, al significato letterale senza rivelare quello allegorico. Nel presente lavoro si illustra come Dante non intendesse tanto informare della propria eta, quanto usare esplicitamente mezzo (non colmo) e sostituire meus di Isaia 38, 10 con nostra avendo in mente un altro scopo. In questa prospettiva, Dante intende mezzo come riferimento all'anno 1300, secondo l'Ars poetica oraziana (146-152) e la retorica della narrazione in medias res ed applica quest'ultima in senso cristiano, estendendola alla cronologia dell'umanita dalla creazione di Adamo al Giudizio Universale. Numerosi riferimenti all'interno della Commedia sembrano confermare questa interpretazione : in primo luogo, l'inizio del viaggio ultraterreno viene localizzato al martedi 5 aprile e la conclusione di esso al 10 aprile dies dominica, il che e in contrasto con quasi tutti i commenti, che ne vedono l'inizio nel venerdi 8 aprile. Il venerdi santo e invece calcolato secondo il calendario ebraico che diverge da quello ecclesiastico. Dante per ben due volte nota che il giorno della discesa nell'inferno era plenilunare (Inf. XX 127 e Pur. XXIII 118-120) e plenilunare fu il 5 aprile, non l'8 come vogliono i commenti, che non tengono conto di un'osservazione dantesca del Convivio (IV, ii, 6) in cui si spiega che il tempo si misura secondo il movimento del cielo, seguendo la Metafisica aristotelica, e non secondo il nome del giorno terrestre. In Par. XXVI 118-123 si precisa la lunghezza della vita di Adamo e la sua permanenza nel Limbo usando il calendario basato sugli anni siderali : seguendo l'accurato calcolo di R. Benini (Scienza, religione ed arte nell'astronomia di Dante, 1934, pp. 20-22) dalla creazione di Adamo alla morte di Gesu sono trascorsi 5.233 anni (931+4.302). Il 25 marzo, giorno della nascita di Adamo, corrisponde a quello dell'Incarnazione e risulta essere l'esatto anniversario (in anni siderali) della discesa di Adamo nel Limbo, avvenuta il 3 aprile (lo stesso giorno della morte di Gesu, vale a dire della discesa di Gesu nel Limbo). Quando Malacoda (Inf. XXI 112-114) nota che il giorno prima a mezzogiorno sono passati 1.266 anni si dovra intepretare questa osservazione nel senso che il mondo, da quel momento, e entrato nel 1.267esimo anno dalla nascita di Cristo. Dante, infine, si trova nel 6.500esimo anno dalla creazione : la sua discesa al Limbo "il 5 aprile 1300 risulta anniversaria esatta, in anni lunisolari, della discesa di Gesu avvenuta il 3 aprile del 33 E.V." (Benini, p. 27). Il tempo restante all'umanita da quel momento al Giudizio Universale viene indicato in Par. IX 37-40, XVIII 76-96 e XXVII 142-148 (tutti canti numerati secondo multipli di 9, che rappresenta Beatrice) in 6.500 anni, che Dante considera anche il valore da attribuire al diametro della terra. Si presume percio che Dante abbia fatto coincidere la dimensione spaziale della terra data agli uomini con quella del tempo disponibile all'umanita. L'impostazione e quella del magnus annus (αιων) della durata dell'umanita di 13.000 anni e Dante, che quella umanita rappresenta, nell'ora presente si trova esattamente a meta (nel mezzo) di quei 13.000 anni, come ha accennato F. Villani. Cosi, mentre le prime parole della Bibbia sono in principio, quelle della Commedia sono in medio itineris come l'epica classica; la storia della Commedia succede alla storia dell'umanita della Genesi come parte centrale della storia umana, dunque in medias res. Dante sostituisce dierum meorum di Isaia con nostra vita perche non lo riferisce solo a se stesso, ma all'intera umanita che vive nel peccato, situandosi cosi in un punto di svolta cronologicamente simmetrico. Cosi il Poeta, giunto all'ultimo luogo della prima meta della Commedia in Pur. XV, ha davanti a se altrettanto cammino quanto il corso rimanente al sole : la Commedia stessa e strutturata in modo che tutti i sensi convergano, concentrati, nel primo verso.
著者
米山 喜晟
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.23, pp.81-96, 1975-03-20
著者
天野 恵
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.35, pp.15-38, 1986-03-15

L'Ariosto, subito dopo la pubblicazione della prima edizione del Furioso nel 1516, penso di ampliare l'opera aggiungendovi due episodi, di cui uno ("lo scudo della regina Elisa") resto allo stato di frammento, e l'altro vide la luce postumo con il titolo di Cinque Canti. Nell'edizione del 1532, invece, l'ultima pubblicata in vita dell'Ariosto, il poeta inseri i seguenti quattro nuovi eqisodi relativamente brevi: "Olimpia" (IX-XI), "la Rocca di Tristano" (XXXII-XXXIII), "Marganorre" (XXXVII) e "Ruggero e Leone" (XLIV-XLVI). Nella prima parte dell'articolo, ho cercato di ricostruire la cronologia della composizione di questi quattro episodi, mediante un'analisi dei "frammenti autografi" e dell'abbozzo de "lo scudo". Nella seconda parte, ho esaminato le ragioni che spinsero l'Ariosto a comporre il Canto XXXVII e l'importanza che esso assume all'interno dell'Orlando Furioso. "Marganorre" e il primo esempio della nuova tendenza, tipica dell'ultimo Ariosto, verso una maggior tragicita della trama e una maggior serieta dei personaggi, soprattutto femminili. Inoltre, questo episodio trova un suo riscontro puntuale in quello di "Olimpia" composto in un periodo successivo. Nell'ultima parte tratto del Cortegiano di Castiglione, come di una possibile fonte del Canto XXXVII del Furioso. Dato che probabilmente la composizione di "Marganorre" e antecedente al 1528, anno di pubblicazione del Cortegiano, avanzo l'ipotesi che l'Ariosto abbia conosciuto a Ferrara uno dei manoscritti del Castiglione (il Vaticano Latino 8205) negli anni 1520-21, prima cioe della sua partenza per la Garfagnana.
著者
田村 泉
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.8, pp.58-69, 1959-12-30
著者
三浦 逸雄
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.21, pp.11-24, 1973-03-20

Sulla causa dell'apparizione della macchia della luna, Dante esprime diverse opinioni nel Convivio e nel Paradiso. Quanto a quella conoscenza astronomica, da dove Dante ha preso questa conoscenza? Mi sembra che egli abbia trovato questa conoscenza dall'astrologia nella quale credeva il popolo italiano ai giorni di Dante. Nell'astrologia, l'osservazione astronomica e fatta solo con le relazioni fra stelle e pianeti. Dunque, quanto alla costruzione integrale del cielo, Dante avrebbe studiato l'astronomia di Tolomeo, ma adesso io non posso affermare che Dante lo abbia letto. Dante forse uso l'astronomia di Alfraganus che contiene i riassunti del testo originale di Tolomeo. Ma durante il suo esilio, e molto difficile che Dante sia andato in viaggiocoi testi voluminosi di Alfraganus, e inoltre si mettesse a consultarli. Noi non abbiamo nessuna evidenza che Dante abbia incontrato Ristorod'Arezzo personalmente e credo che si puo dire che prima di scrivere il Convivio, Dante abbia letto alcuni testi originali alfragani o altri libri arabi nel convento di Ristoro. Dante usava scrivere i suoi saggi senza nessuna referenza, ma nel caso di fra Ristoro egli menziona chiaramente il nome di Alfraganus almeno due volte. Dante fu un uomo fortunato che nacque in un'epoca favorevole. Se Dante fosse nato due secoli avanti, avrebbe avuto delle idee sul Cielo insegnate dalla dogmatica ortodossa e eretica. Se Dente fosse nato tre secoli dopo, avrebbe avuto le nozioni astronomiche di Copernicus, Galileo e Kepler. Pero la grande struttura della Divina Commedia non sarebbe stata realizzata.
著者
高橋 友子
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.51, pp.124-149, 2002-03-30

Gli studi della storia delle cure mediche e dell'assistenza sanitaria hanno avuto un notevole sviluppo negli anni recenti. Purtoppo per adesso gli studi sulla storia dell'ostetricia trattano soprattutto l'eta moderna del Medioevo, questo sia per la maggiore quantita di fonti disponibili che per la possibilita di affrontare l'argomento nel contesto del progresso dell'ostetricia moderna. Tuttavia, varrebbe la pena anche di riesaminare le teorie mediche medievali all'interno dell'ambiente sociale e culturale nel quale si originarono. Anche se dal punto di vista della medicina moderna si trovano degli errori nelle teorie mediche basate sui concetti aristotelici e galenici e certo che tali teorie influenzarono non poco i pensieri e i valori della gente dell'epoca. In questo saggio si esamina il primo trattato per le levatrici scritto in volgare, De regimine pregnantium et noviter natorum usque ad septennium (le parti prima e seconda), di Giovanni Michele Savonarola, un medico d'origine padovana che servi alla corte dei principi d'Este di Ferrara, nonno del piu noto Girolamo. Provero a indagare le teorie della generazione dell'epoca e poi a ricostruire l'ambiente delle pregnanti, e il rapporto tra i medici e le levatrici, analizzando i consigli del medico alle levatrici e alle pregnanti. Nonostante si basi sulle teorie mediche greco-romane e arabe, De regimine contiene le ricche e concrete informazioni e gli esempi delle esperienze dell'autore stesso. Nell'epoca di Savonarola le levatrici si occupavano del parto normale in generale. Nei casi difficili, che richiedevano qualche intervento chirurgico, a loro era consigliato di rivolgersi ai medici ufficiali. Sebbene non sia dato sapere quanti potessero accedere alla lettura del suo trattato, esso e stato scritto sicuramente per ceti abbastanza vasti, inclusi non solo medici e intellettuali, ma anche levatrici e donne popolane. Savonarola sarebbe stato l'unico a scrivere un'opera di questo tipo, e quindi la si potrebbe apprezzare come un'opera nata in un punto nel quale convergevano le esperienze teoriche di differenti scuole mediche ma anche l'esperienza pratica del volgo. Nei Cinquecento e Seicento i medici italiani ed anche francesi che scrissero trattati riguadanti l'ostetricia affrontavano il loro mestiere in due modi, in un caso studiavano le scienze che ricercano la natura inclusi gli uomini, nell'altro tenevano un atteggiamento moralista disponibile a dare consigli utili alle famiglie delle citta. E certo che l'opera pionierisitica di Savonarola e servita da modello per gli studiosi dei secoli successivi. Tuttavia, un elemento che egli non condividera con loro e la diversa considerazione della donna. Mentre i medici dei secoli successivi rivolgeranno a mariti e padri i loro trattati, nell'opera di Savonarola le donne mantengono una parte di primo piano. Pertanto il suo trattato puo considerarsi ancora oggi eccezionale.
著者
剣持 武彦
出版者
イタリア学会
雑誌
イタリア学会誌 (ISSN:03872947)
巻号頁・発行日
no.20, pp.20-32, 1972-01-20

In questo articolo l'autore dimostra che quando Soseki Natsume scrisse il romanzo "Sorekara" aveva conoscenza del "Trionfo della Morte" e "ll Piacere". Poco prima che Soseki publicasse "Sorekara" il suo allievo Sohei Morita aveva terminato il suo romanzo "Baien" (cioe "Il fumo delle ciminiere" ). Il periodo in cui "Baien" veniva publicato sul goirnale "Asahi" coincide con quello in cui Soseki elaborava il disegno di "Sorekara". "Baien" e un romanzo che presenta una conclusione a rovescio rispetto al "Trionfo della Morte "e in questo mostra l'influsso del "Trionfo della Morte". Soseki non amava lo stile di D'Annunzio, ma dalle note critiche trovate in margine alle opere di questo scrittore, conservate nella sua biblioteca risulta chiaramente che egli lo leggeva con attenzione. Leggendo "Baien" Soseki pensava al "Trionfo della morte" che aveva letto l'anno precedente e aveva un atteggiamento critico nei confronti di entrambe le opere L'una era troppo ideale, l'altra troppo sensuale. Pensando a come avrebbe scritto lui stesso se avesse composto un'opera sull'amore, si mise al lavoro Volle scrivere la verita dell'amore, l'amore che ha il suo fondamento nella natura umana al di la delle restrizioni imposte dalla societa. Cosi nacque "Sorekara".